"Ciucciati il calzino" e l'intraducibile
"don't have a cow, man" [Non farti infartare N.d.SNIPP] sono due dei
punti di partenza attorno a cui ruota tutto il lessico di Bart Simpson, uno
dei due marmocchi già deambulanti della rispettabile famiglia Simpson residente
in quel di Springfield, stato imprecisato ma comunque negli Usa. Le Springfield
con una centrale nucleare non sono molte, ed è proprio la centrale, di proprietà
dell'infame Montgomery Burns, che dà il pane a metà abbondante del paese. Tra
i dipendenti c'è anche Homer J. Simpson, padre naturale di Bart, Lisa e Maggie,
felicemente coniugato con Marge, una signora premurosa e mai parca di consigli
con una capigliatura blu proiettata verso il paradiso.
I Simpson di Matt Groening sono probabilmente uno dei motivi reali per cui la
televisione oggi ha ancora un valore. Universalmente riconosciuti come "prodotto
culturale", definizione che potrebbe essere estesa a tutti i cartoon e
che invece non è mai, e osteggiati personalmente dall'ex presidente George Bush.
Due credenziali non male per un fenomeno televisivo che continua ad avere successo
negli Stati Uniti a quasi dieci anni dai primi episodi, e che sta iniziando
a riscuoterne parecchio anche in Italia.
Inseriti nella programmazione di Italia 1 in un orario "cuscinetto"
tra i telegiornali delle altre emittenti, e inspiegabilmente collocati in un
orario da bambini senza bollini a indicarne la "pesantezza" dei contenuti,
i Simpson attirano davanti al video fasce d'utenza inusuali per un cartone animato.
Lo spettatore ideale dello show ha un'età che va dai venti ai quaranta, con
una cultura medio alta e un'infarinatura anche di base sulla storia americana
degli ultimi trent'anni può aiutare parecchio. In più, deve aver visto almeno
qualche film da amatori (perché spesso e volentieri nei Simpson si ritrovano
citazioni di pellicole di culto) e conoscere i basilari del rock perché tanti
sono gli artisti che si sono esibiti a Springfield o zone limitrofe: si parla
tra gli altri di Aerosmith, Ramones, Smashing Pumpkins, U2 e per i nostalgici
anche Peter Frampton.
Le sceneggiature degli episodi dei Simpson, cruda cronaca meno trattata e filtrata
dall'immaginazione di quanto sembri, sono probabilmente lo sparo d'avvio per
tutta la nuova generazione di personaggi e storie del moderno cartoon americano.
Che inghiotte e rigurgita quello vecchio senza porsi troppi problemi: all'interno
dei Simpson è presente una sotto-serie, "Grattachetta e Fichetto"
(Itchy & Scratchy in originale), il topos classico del gatto e del topo
con l'aggiunta di elementi politicamente scorrettissimi: motoseghe, budella,
bulbi oculari che schizzano, violenza purissima e distillata, con un ironia
un po' snob che aizza i censori e preoccupa le mamme.
Ma le mamme americane, e adesso italiane, sono ben rappresentate nel persoanggio
di Marge, donna umile e fiera del proprio ruolo di nutrice, a volte invadente
e un po' psicotica come tutte le mamme, talvolta in vena delle piccole rivendicazioni
che la società occidentale ha imparato a concedere alle donne.
Homer Simpson, marito e capofamiglia (più per contratto matrimoniale che per
velleità reali) è l'archetipo di base dell'uomo medio americano, che la satira
perfida di Matt Groening distorce in uno dei possibili peggiori risultati finali.
Lavora per modo di dire in una centrale nucleare, la sua lingua è indipendente
dal cervello e mangia qualsiasi schifezza abbia sottomano. Ma alla fine, per
forza, è buono. Anche se non sa cosa vuol dire e preferisce bere birra economica
"Duff" e urlare "Doh!" quando in televisione passa il Tg
invece che qualche vecchio B-movie.
Bart è la classica peste a cui l'innocuo Gian Burrasca fa il proverbiale baffo
e Lisa una bambina di sensibilità estrema, vegetariana e amante del jazz. Maggie,
l'ultima nata in casa Simpson, ha ancora il ciuccio in bocca e lo avrà probabilmente
fino alla fine del mondo.
Il resto di Springfield è popolato da una fauna mista e tipicamente umana. Individui
spregevoli come il signor Burns, il servo fedele (fino alla paranoia) Smithers,
il preside Skinner e i suoi complessi freudiani, le sorelle zitelle e ultraquarantenni
di Marge, Barney l'uomo-rutto, e tutta l'iconografia che fa capo a Krusty il
Clown che meriterebbe un trattato a parte vista la complessità. Senza contare
il peso degli immigrati, faccia reale dell'America attuale: Apu l'indiano che
gestisce il Jet Market, l'uomo ape messicano costretto a fare il pagliaccio
per vivere, e altri ne verranno ancora.
C'è poca satira nei Simpson, molta meno di quanto appaia dalle facce gialle
e dai tratti esasperati dei personaggi. Come nella poesia di Trilussa dell'uomo
e la scimmia, l'uomo ride della scimmia confessando di non sapere perché ride.
La scimmia risponde, con sufficienza, "sfido, ti somiglio così tanto".
Il meccanismo dei Simpson è esattamente lo stesso. Lo spettatore ride, in definitiva,
di se stesso. Uno dei metodi più intelligenti per capire qualcosa in più del
mondo, accettando socraticamente il proprio "sapere di non sapere".
(21 marzo 1998)