Matt Groening ci ha regalato un’epopea
di fine millennio.
I cinque Simpson sono Dante e Virgilio insieme, con la differenza che il Paradiso,
il Purgatorio e l’Inferno sono concentrati nello stesso girone.
Avrei voluto averli come genitori, avrei voluto avere anche
io quegli occhi a palla e quel corpaccione giallo fluorescente in ogni oscurità.
Sicuramente sarei stato diverso e peggiore, forse più preparato ai tempi che
viviamo. In circolazione non c’è nulla che somigli fisicamente ai Simpson eppure
sembriamo creati a loro immagine e somiglianza. Un invisibile cordone ombelicale
che nessuno riuscirà mai a tagliare ci unisce a loro. Se Walt Disney e Tex Avery
hanno operato la prima grande deformazione animata di questo secolo, Matt Groening
l’ha completata disegnando in maniera anamorfica, dilatando quanto rimane della
nostra evoluzione darwiniana. Bart a questo punto, rivolgendosi al sottoscritto,
con una di quelle facce inequivocabili avrebbe detto: "Ciucciati il calzino,
amico...". I Simpson sono come siamo, esattamente come siamo, sono la nostra
carta d’identità, il liquido amniotico in cui abbiamo navigato prima di venire
al mondo, addirittura ci sono tracce del loro passaggio nel Dna che tutti ci
unisce. Confesso, e me ne dolgo, di non essere degno nemmeno della loro ombra.
E allora? Frastornato nel vederli mi consolo pensando che Matt Groening ci ha
regalato un’epopea di fine millennio degna di quella che vergò padre Dante nella
Divina Commedia, che dall’Inferno al Paradiso ci stuzzica ancora l’anima.
Ecco, i cinque Simpson sono insieme Dante e Virgilio, con
la differenza che il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno sono concentrati nello
stesso girone, che è la loro casa così spoglia, arredata solo di colori che
nessun campionario di vernici contempla. Vorrei avere l’abilità di Pierluca
Marchisio e Guido Michelone che hanno scritto un libro prezioso intitolato:
I Simpson, l’allucinazione di una sit-com (Castelvecchi). Vorrei avere la loro
abilità nell’analizzare, schedare, interpretare l’inspiegabile: la misteriosa
calamita che ci attrae verso quel nucleo familiare. I Simpson non sono buoni
o cattivi, volgari o educati, rozzi o delicati. Sono persone animate che vivono
come guastatori nel mare delle convenzioni, nell’architettura dissennata delle
buone maniere. Fanno quello che vogliono nel bene e nel male senza fare troppe
domande e senza porsi con quel tono ricattatorio che ogni intenzione didattica
porta con sé. Loro non ci regalano una morale, probabilmente il loro lessico
non contempla nemmeno questa parola, anzi fanno di tutto saggiamente e simpaticamente
per apparire diseducativi, come un gioco che spiazza e ipnotizza chi li guarda
in Tv o li legge. Credo che la frase che più gli somiglia me l’abbia detta Andrea
Pazienza prima ancora che nascessero: "Non vogliamo capire niente".
C’era un’intenzione spudoratamente ironica e anarchica quando Paz mi diceva
quella frase. Bene, la stessa ironia e anarchia di cui si nutrono i Simpson
che fanno naturalmente quello che vogliono, nella sostanza ciò che noi spettatori
non abbiamo nemmeno osato immaginare. Il loro non è uno spettacolo. È vita che
scorre nelle vene. Rieccolo Bart che mi ammonisce: "Ciucciati il calzino,
amico..." Troppi dovrei ciucciarmene, caro Bart, per ripulire il mio scheletro
e la mia mente dalle incrostazioni che quarantasei anni di vita non mi hanno
risparmiato. E allora? Sprofondato in quello che rimane di me, mi godo la manna
letteraria e pittorica dei Simpson. Le loro sferzate contro questo mondo di
parodisti che passa attraverso quell’elettrodomestico che anche loro considerano
un totem: la tivù.
Se è vero che l’abilità di uno scrittore sta nel modo in cui riesce a nascondersi
in un libro, altrettanto si può dire di un lettore, di uno spettatore. Io nei
Simpson mi ci nascondo volentieri. Tutte le volte che li vedo, sono già lì dove
loro vivono e con loro respiro e mi muovo, mi nutro delle loro pause, dei loro
versi, del loro essere scombinati e aspetto il duemila, che sarà come oggi,
come ieri e come è sempre stato. Il nocciolo delle storie non cambia, basta
fare attenzione a non ingozzarsi. I Simpson stanno lì a ricordarcelo allampanati,
fulminei e folli, sospesi fra noi e il cielo, senza essere né santi, né peccatori,
ma degli amici che prima di andare a letto hanno provato tutte le scorciatoie
della vita. Loro ci provano e ci proviamo anche noi con una certezza: da quando
ci sono i Simpson il Paperino che è in noi si sente meno solo.