Da "Linus"

 

 

Il futuro non è più quello di una volta. Vi ricordate i grandi classici, tetri e apocalittici come "Arancia Meccanica" e "Blade Runner"? Tutti a dipingere un luogo pessimo e ben poco attraente. Per non parlare di "1984" che ormai rappresenta il passato prossimo, ma questa è un’altra vicenda. Adesso, grazie all’audace mondo di Futurama - la nuova serie di cartoni partorita da Matt Groening, padre dei Simpson, e da David Cohen - il futuro è diventato piacevole, ospitale, divertente. Un futuro semplice, insomma.
"Il problema, con la fantascienza, è che se prevedi un futuro troppo attraente, la tua vita perde di senso. E’ come se dicessi: ‘Non importa quello che fai oggi, tanto guarda che bello che sarà domani...’, dice Groening. "E lo stesso accade anche se racconti scenari repellenti, perché ci sarebbe sempre qualcuno a dirti: ‘Non importa quello che fai oggi, tanto guarda che schifo che sarà domani...’. Nel dubbio, abbiamo deciso di dipingere un futuro metà bello e metà brutto, in modo da giocare su entrambi i campi."
In "Futurama", uno scansafatiche del XX secolo, Fry, viene ibernato dentro una capsula criogenica per ‘scongelarsi’, un millennio più tardi, in un mondo del tutto diverso. I suoi unici amici sono Bender, un robot malfunzionante, e Leela, un ciclope dai capelli viola, in apparenza il solo essere dotato di buon senso nel XXX secolo. E se, per caso vi venisse in mente una sgangherata famiglia del secolo prima, sì quella di un celebre cartone animato, beh...
"In effetti ci sono delle somiglianze: entrambi hanno grandi occhi tondi e privi di mento", ammette Groening, "ma questo è quel che esce dalla mia penna. La verità è che alla base di tutto c’ è Springfield: Springfield è un misto di orrido e di sublime".
Con ‘Futurama’, Groening realizza un approccio alla fantascienza del tutto nuovo.
"Uno dei grandi vantaggi del nostro mestiere è che non abbiamo nessuna delle limitazioni poste dall'azione dal vivo", dice il cartoonist. "Nel cinema vero, i personaggi guardano fuori dagli oblò delle astronavi e fingono meraviglia per quello che, a dire il vero, non sembra altro che un semplice set di Hollywood. Vi garantisco che, in Futurama, non vedrete un solo episodio ambientato nel vecchio West o tra i gangster del 1920. Con i cartoni possiamo disegnare tutto quello che vogliamo", dice allegramente. "Non abbiamo bisogno di osservare dall’oblò, possiamo persino atterrare. Grazie ai fondali fantascientifici di cui disponiamo, e di cui ci divertiamo a utilizzare tutta la grandezza epica, il futuro ha un aspetto più ricco."
Un omaggio, questo, allo studio di animazione ‘Rough Draft’, conosciuto in occasione di alcuni spot legati ai "Simpson".
"Fanno un lavoro straordinario", dice Groening. "Lo scorso weekend  ho portato per la prima volta mio figlio agli studi. Era assolutamente divertito: l’aver incontrato degli adulti che giocavano, l’ ha reso felice!"
Claudia Katz, che è la produttrice ‘Rough Draft’ di Futurama, condivide le ambizioni di Groening per la serie. "In tutti gli episodi che abbiamo prodotto, non abbiamo mai utilizzato la stessa ambientazione più di una volta, il che è allo stesso tempo una benedizione e una maledizione", dice. "In sostanza, ogni settimana progettiamo una Springfield completamente nuova. Ma questo costringe i nostri designer a evolversi in continuazione. Qualche volta l’autore, nella sceneggiatura, si limita a scrivere: disegnatori, date l’anima"
Insieme, Groening e ‘Rough Draft’ hanno creato quello che Claudia chiama un "look semi-tec", tecnologico ma non troppo, proprio come negli anni ‘40 e ‘50 ci si immaginava che fosse il futuro.
Gli episodi includeranno una visita a un pianeta con tre Soli, una spedizione su di un pianeta popolato da robot malvagi e misantropi, una parodia spaziale del Titanic. "Le gag che stiamo scrivendo per i robot - dice Groening - sono esilaranti, forse perché i robot sono personaggi privi di senso di colpa e questo rende le scene più divertenti".
Il geniale Matt è il primo ad ammettere che, ormai, si occupa solo di creare l’ossatura del lavoro, mentre il resto viene svolto da un grande gruppo di sceneggiatori a cui spetta il compito di scrivere la varie puntate. Nessuna sorpresa, dunque, se il padre dei Simpson abbia perso il conto degli scrittori che hanno lavorato alla famiglia più famosa, e cattiva d’America: "Mio Dio, non ci ho mai pensato. Potrebbero essere... non saprei: più di 60?"
Lo stesso perfezionismo con cui logora dozzine di sceneggiatori, mette alla prova i suoi animatori. "Matt è molto capace, ma a volte è frustrante ", dice la Katz, "Può entrare e fare un cambiamento ed è sempre un grande cambiamento, perché ha molto ‘occhio. Il fatto è che il più delle volte hai lavorato un mese su quello che lui cambia in cinque minuti."
Quando i "Simpson" andarono in onda per la prima volta, dieci anni fa, erano l’ unico cartone animato in prima serata. Oggi l’animazione in prime rate è quasi la norma: soltanto negli ultimi sei mesi, i network americani hanno già trasmesso o annunciato in quella fascia circa mezza dozzina di cartoni. La grande intuizione di Groening - che i cartoni non sono necessariamente una faccenda da bambini - ha ironicamente prodotto un mucchio di pretendenti alla corona dei Simpson: un fatto che, forse, potrebbe danneggiare le chance di ‘Futurama’. Ma di questo, Groening, non sembra volersi preoccupare.
"Sono un grande fan dell’animazione", dichiara. "Amo vedere un buon lavoro. L’animazione degli anni ‘90 non ha nulla a che fare con quanto fatto prima. Ogni cartone, ogni serie, rappresenta un modo nuovo e diverso di intendere l’animazione e questa è una cosa nuova e positiva". Quello che è veramente difficile, piuttosto, è trovare delle innovazioni nelle sit-com, dove le storie sono più o meno le stesse da cinquant’ anni a questa parte.
"Mi hanno stancato, ma in questo momento i ‘Pjs’ (serie animata della Fox) sono qualcosa di unico. E ‘King of The Hill’ (cartone animato, sempre della Fox), ha creato una propria comicità funzionale. Mi piacciono, e non vedo l’ora di  scoprirne altri". Groening offre una chiave di lettura ironica per il suo successo di mago dell’animazione: quando prese per la prima volta in mano una penna e iniziò a scarabocchiare - si trattava di vignette infantili che sarebbero poi diventate le leggendarie strisce di ‘Life in Hell’ - nessuno avrebbe previsto un futuro così radioso. "La mia vergogna, mai confessata, è che da bambino disegnavo moltissimi coniglietti che non interessavano a nessuno", dice ridendo. "La gente diceva, ‘Oh, guarda, un coniglietto! E io rispondevo, ‘No, è un coniglio serio, non un coniglietto!’. Ora, quando li guardo, devo ammettere che avevano ragione. Sono proprio dei coniglietti."

   
"The Simpsons" TM and copyright FOX and its related companies. All rights reserved. Any reproduction, duplication or distribution in any form is expressly prohibited. This website, its operators, and any content contained on this siterelating to "The Simpsons" is not authorized by FOX.