| Certo che mi va,
anzi ti ringrazio per questa domanda: non mi capita tutti i giorni di poter mostrare la mia ignobile spocchia e la mia fastidiosa saccenza da grassone occhialuto (presente il "nerd" dei Simpson, quello con la camicia bianca e la pancia? Io, ogni volta che appare, ho l'impressione di guardarmi allo specchio...). Da un punto di vista semiotico i gialli sono un vero e proprio condensato di tutte le migliori teorie della comunicazione di massa. Si servono, ad esempio, di svariati livelli di fruizione: sono un cartone animato e quindi anche i bambini possono essere interessati e possono apprezzarne gli aspetti più "superficiali" (intendo questo termine nell'accezione etimologica e non in quella spregiativa, ovviamente), tipo le gesta di Bart o le gag dei vari personaggi. Chiaramente, per i propri limiti culturali, un bambino non può capire fino in fondo il discorso ben più complesso ed articolato che permea ciascun episodio ed infatti i Simpson sono diretti ad un pubblico adulto, che a sua volta può essere suddiviso in svariate tipologie. In linea di massima però il fruitore medio dei gialli è un individuo dotato di una certa cultura, capace cioè di andare al di là delle gag, di capire il vero messaggio di critica che si trova nei vari episodi e di intendere le numerosissime citazioni cinematografiche e non di cui soni imbevuti. Attenzione, però, non bisogna essere dei geni per gustarsi i S., se così fosse diverrebbero un prodotto elitario, destinato a pochi: la realtà dei fatti invece è l'esatto opposto; si tratta di un prodotto di massa, che conta milioni di appassionati in tutto il mondo. La fortuna dei S. è che sono un prodotto tipicamente americano, o meglio, un prodotto che critica l'America (anche se in maniera sempre intelligente e costruttiva), ma che può facilmente essere inteso in tutto il mondo (perlomeno, in quello occidentale: non so, onestamente se un iraniano capirebbe l'umorismo di questa serie), grazie anche al processo di identificazione (anche inconscio) che si può instaurare con i vari personaggi. Tutti i protagonisti hanno una loro psicologia ben definita (cosa rara in una serie, in cui dominano i "tipi"), ma sono allo stesso tempo facilmente riconducibili alla realtà quotidiana di ciascuno di noi (io, per esempio, ho un vicino terribilmente vicino a Flanders). Detto così, potrebbe sembrare un prodotto costruito a tavolino, una macchina per fare soldi ed in un certo senso potrebbe anche essere vero (anche se, secondo me, non è così, almeno per la questione economica), ma questo non significa necessariamente che sia un male, al contrario: poiché nulla è lasciato al caso (si pensi alle citazioni, sempre intelligenti e a volte semplicemente geniali), la comicità e la verve critica trovano il loro giusto spazio di espressione e possono svilupparsi fino in fondo. Per quanto riguarda la questione economica, credo sia chiaro che i Simpson siano un business da svariati milioni di dollari, ma questo non inficia la qualità del prodotto (che secondo me è sempre costantemente altissima, se non proprio in ascesa). D'altronde questa è una chiara legge generale di produzione dell'immagine televisiva e cinematografica: più soldi, più qualità nei vari aspetti (almeno in quelli formali)... In conclusione (e qui chiudo perché mi aspetta un bel piatto di spaghetti alla carbonara) credo che i gialli siano senza dubbio un prodotto che è riuscito ad esprime sempre al meglio la dissacrante espressività del suo creatore, conciliando le leggi teoriche per creare un programma valido con una creatività che ha avuto ed ha il suo punto di forza nella validità delle idee. |